È di due morti e decine di feriti il bilancio, ancora provvisorio, di un attentato che ha colpito la cattedrale cattolica dell’Assunzione di Kathmandu. L’attacco è avvenuto alle 9 ora locale, durante la preghiera del mattino, nel sobborgo di Dhobighat a Lalitpur, una cittadina satellite nella periferia sud della capitale.
Categoria: Notizie Nepal
Esercito a Kathmandu
Esercito in piazza a Kathmandu dopo gli scontri per le strade della capitale tra la polizia e manifestanti maoisti.
Assassinio giornalista
Una giornalista che si occupava di diritti delle donne e aveva criticato gli esponenti politici nepalesi è stata pugnalata a morte nel Terai, nella zona meridionale del Nepal. A darne notizia sono oggi fonti della polizia locale, secondo le quali un gruppo di uomini armati è entrato nell’appartamento della giornalista, Uma Singh, a Janakpur e ha pugnalato ripetutamente la donna. Uma Singh, 24 anni, lavorava per il quotidiano locale Janakpur Today e per l’emittente radiofonica Radio Today. Il sud del Nepal aveva visto diminuire le violenze a partire dal 2006, anno in cui i maoisti hanno posto fine alla guerra civile per presentarsi alle elezioni l’anno successivo; di recente sono sorti diversi gruppi armati, che combattono per ottenere un maggiore grado di autonomia regionale. Secondo le fonti di polizia che hanno comunicato la morte della giornalista, non vi sono indizi che coinvolgono questi gruppi armati e il movente dell’omicidio non è ancora chiaro. “Era una giornalista coraggiosa, e questa uccisione brutale mostra chiaramente quali minacce i giornalisti nepalesi si trovino a dover fronteggiare” ha detto il direttore di Janakpur Today durante un corteo di giornalisti che ha attraversato oggi le strade della cittadina, in forma di protesta per l’uccisione di Uma Singh. [MV]. Copyright © MISNA
Manifestazione diritti dell’infanzia
Oltre 600 ‘kalamaris’, bambine e ragazze povere mandate a servizio domestico spesso subendo gravi abusi, hanno avviato una protesta nella capitale per chiedere la fine di questa pratica di violazione di diritti dell’infanzia e delle donne. L’ufficio delle Nazioni Unite in Nepal ha sollecitato il governo a far applicare una normativa di otto anni fa, poi rafforzata da una decisione della Corte suprema, che mette fuori legge questo fenomeno di sfruttamento. Bambine di sei, sette anni appartenenti alla minoranza etnica rurale Tharu, che vive in cinque distretti del Nepal occidentale (la regione più povera del paese), sono mandate a servizio nelle case dei benestanti nelle città, dove spesso lavorano 20 ore al giorno, senza paga, e subendo abusi fisici, psicologici e sessuali oltre ad essere escluse dall’istruzione; questo tipo di domestiche sono chiamate ‘kalamaris’. “I genitori mandano le loro figlie a servizio come kalamaris come ultima risorsa quando sono schiacciate dai debiti; molte di loro finiscono nel traffico di essere umani” ha detto Richard Bennett dell’ufficio dell’Onu dell’Alto commissariato per i diritti umani a Kathmandu. Le bambine vengono cedute spesso per poche decine di dollari e la promessa che avranno un futuro migliore. L’Onu chiede inoltre indagini per scoprire il destino di molte di queste ragazze di cui si sono perse le tracce, e l’avvio di processi per casi di abusi e violenze oltre che risarcimenti e programmi di educazione e reinserimento sociale per le vittime. Le associazioni nepalesi e internazionali hanno fino ad oggi liberato circa 5000 ragazze. Copyright © MISNA
Ufficio ONU a Kathmandu
“Grazie a un lavoro comune, riusciremo a fare dell’Asia intera e della regione del Pacifico un centro mondiale per la pace e il disarmo”: è la speranza espressa dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in occasione dell’apertura oggi a Kathmandu di un ufficio dell’Onu incaricato di “costruire la fiducia” tra stati a partire dalle esigenze della sicurezza. All’inaugurazione del Centro regionale per la pace e il disarmo in Asia e nel Pacifico (Unrcpd) di Kathmandu hanno partecipato diversi rappresentanti del governo nepalese e del segretariato generale delle Nazioni Unite. L’ufficio dell’Onu dovrebbe favorire il dialogo tra i 43 paesi dell’area, soprattutto in materia di proliferazione nucleare, traffico illegale di armi, rischi e conseguenze di possibili conflitti. Ospitato per 20 anni nella sede newyorchese del Palazzo di Vetro, il Centro regionale dipende finanziariamente dai contributi dei paesi “donatori” e, per il suo successo, dalla collaborazione dei governi nazionali.[ VG] Copyright © MISNA
Assassinio prete salesiano
È stato ucciso alle prime ore del giorno don Johnson Moyalan, missionario salesiano indiano di 60 anni che lavorava alla Don Bosco School di Sirsia, in Nepal a soli 15 chilometri dal confine con l’India. La conferma è arrivata alla MISNA questa mattina dalla casa generalizia dei Salesiani a Roma. Secondo l’agenzia di stampa dei salesiani, ‘Ans’, don Moyalan è stato ucciso all’una del mattino di oggi quando un gruppo di 4 o 5 persone armate (“probabilmente ladri” scrivono i salesiani) sono entrate nella missione e hanno costretto il guardiano notturno a condurli nella casa. Il vice parroco, don Mathew Puthuppallil, sentiti i rumori ha chiesto subito soccorso con il telefonino. Gli aggressori lo hanno prontamente rinchiuso nella sua camera. Successivamente si sono recati nella stanza di don Johnson Moyalan. “Non si sa con precisione cosa sia accaduto. Dopo circa 15 minuti gli assalitori sono andati via lanciando delle piccole bombe“ scrive ancora Ans, aggiungendo che gli abitanti della zona sono intervenuti liberando prima don Puthuppallil e poi trovando il corpo di don Moyalan nella sua stanza. Il cadavere presentava i segni di due colpi di fucile. Nella nota, i salesiani descrivono don Johnson Moyalan come “un salesiano attivo ed entusiasta, impegnato nel lavoro educativo-pastorale della missione di Sirsia dipendente dall’opera di Dharan“. Nato a Ollur, in Kerala, nel 1948, don Moyalan divenne salesiano nel 1967 e fu ordinato sacerdote nell’Ispettoria di Bangalore nel 1977. Dopo essere stato per diversi anni vice parroco in molte zone dell’Andhra Pradesh (INH), fu dal 1986 al 1994 direttore delle comunità di Pezzonipeta, Kadapa e Hyderabad. Giunto a Dharan nel 1996, si trasferì nel 2000 nella nuova presenza missionaria di Sirsia, dove i salesiani operano tra la povera gente con una scuola elementare e una parrocchia. Il funerali avranno luogo nella Basilica di Bandel non appena la salma giungerà dal Nepal a Calcutta. [MZ] Copyright © MISNA
Nascita Repubblica del Nepal
Mettendo fine a 240 di monarchia, l’Assemblea Costituente ha formalmente proclamato oggi la nascita della Repubblica del Nepal. Il testo votato nelle ultime ore stabilisce che “il paese diventa uno stato indipendente, indivisibile, sovrano, laico e una repubblica democratica; il 29 maggio è stato dichiarato giorno della repubblica”. Tutti i privilegi accordati al re e alla famiglia reale cessano oggi la loro validitá si legge in un passaggio nel documento; la neonata repubblica sará guidata da un presidente con ruolo di garante, con i poteri decisionali affidati al primo ministro, capo del governo. Il sovrano Gyanendra avrá 15 giorni di tempo per lasciare il suo palazzo che sará in seguito trasformato in un museo.
Copyright © MISNA
Migliori condizioni per le donne
“L’abolizione della monarchia è un bene per le donne nepalesi, ed anche per gli altri esclusi, perché stabilisce l’illegittimitá di un sistema e un modo di pensare in cui ci sono esseri umani superiori agli altri. In una Repubblica, invece, tutti i cittadini sono uguali”, cosí dice alle MISNA Anu Prasai coordinatrice del progetto Sharma della Fondazione Pangea. “C’é poi la soddisfazione di aver visto la partecipazione di cosí tante donne, un terzo dell’Assemblea Costituente, in un momento fondamentale della storia del paese” continua l’interlocutrice che guida un programma di istruzione e microcredito destinato alle donne nelle zone rurali.
“Negli ultimi dieci mesi, il governo ad interim nepalese nato con l’accordo di pace del 2006 con l’inclusione dell’ex ribellione maoista, ha varato numerosi provvedimenti in favore delle donne, dei dalit e delle minoranze etniche”,ricorda Prasai. Tra i più significativi la legge sulla cittadinanza che permette anche alle madri di registrare i figli all’anagrafe; fino a poco tempo fa solo i padri e i fratelli potevano farlo con la conseguenza che le femmine non venivano registrate, poiché recarsi all’anagrafe significava lasciare le montagne o i campi per un viaggio verso il primo grande centro abitato, uno sforzo che si faceva solo per i maschi, lasciando migliaia di donne senza cittadinanza e diritti. “La normativa non risolve la discriminazione femminile, ma è un passo avanti” dice Prasai che aggiunge: “l’altra importante normativa é stato introdurre nell’Assemblea costituente una quota del 33% di donne, scelte tra i partiti in proporzione ai voti. Un meccanismo simile si vuole conservare anche nel prossimo Parlamento, e ció aiuterá le donne a esercitare concretamente il loro potere. Anche se ci si impegnava in politica, infatti, era raro che le donne fossero candidate o sostenute dai partiti”.
Simili quote sono state approvate anche per i dalit, (fuori casta), che sono stati il 9% dell’Aula, e per le minoranze etniche. Non è chiaro, ancora, come questi sistemi saranno incorporati ora nella prossima legge elettorale; il metodo più probabilmente sembra sia l’obbligo per i partiti di introdurre un 33% di candidature femminili nelle liste e altre percentuali per dalit e minoranze. Tutti provvedimenti che collidono con la visione della monarchia, indiscutibile e radicata sui
privilegi, che il sovrano Gyanendra si era ostinato a difendere.
Copyright © MISNA
ex re Nepal lascia il palazzo
L’ex re Gyanendra del Nepal, deposto dopo la recente abolizione della monarchia, ha chiesto che le autoritá proteggano lui e la sua famiglia e lo aiutino a trovarsi un nuovo alloggio. Lo riferisco i giornali filogovernativi nepalesi secondo cui l’ex monarca ”ha espresso l’intenzione di conformarsi alla storica decisione dell’assemblea costituente (che ha abolito la monarchia) e di “lasciare pacificamente il suo palazzo”. Ieri Gyanendra aveva ricevuto una lettera che lo invitava ufficialmente a lasciare il palazzo per un’abitazione privata entro i prossimi 15 giorni. L’assemblea costituente, che dovra’ dare al Nepal una nuova costituzione, ha giá deciso l’abolizione della monarchia, vecchia di 240 anni, e da tre giorni lo stato himalaiano è ufficialmente una repubblica.
Copyright © MISNA
Elezioni per nuova Costituzione
“I partiti politici hanno la cruciale responsabilità di assicurare che i votanti possano esercitare liberamente il loro diritto democratico di voto segreto, senza temere violenze, intimidazioni o manipolazioni”: è quanto ha ricordato il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon in un messaggio video diffuso ai media nepalesi a due giorni dalle importanti elezioni nel paese himalayano, uscito nel 2006 da una decennale rivolta armata maoista, per scegliere i membri l’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Carta costituzionale. Numerosi episodi di violenza hanno accompagnato la campagna elettorale, chiusasi ieri, come scontri tra attivisti e lancio di ordigni esplosivi nei raduni politici e in una moschea, che hanno provocato morti e feriti. La missione Onu in Nepal ha più volte sollecitato i partiti a tenere sotto controllo i propri attivisti, in particolare l’ala giovanile del partito comunista maoista (ex formazione ribelle oggi al governo) accusata in particolare dei disordini. Oggi i maoisti hanno accusato a loro volta i sostenitori del re Gyanendra di aver incitato le violenze. La Costituente avrà il delicato incarico di decidere il nuovo assetto istituzionale del paese, attualmente una monarchia induista; i maoisti chiedono la trasformazione del Nepal in una Repubblica laica, al contrario di forze tradizionaliste e nazionaliste mentre altri vorrebbero conservare la monarchia ma con soli poteri cerimoniali. Altro punto critico nel nuovo assetto del paese sarà l’organizzazione amministrativa, in una nazionale abitata da numerose minoranze etniche e che nell’ultimo anno ha visto la sollevazione delle popolazioni della piana del Terai che lamentano l’esclusione dai centri decisionali. Per evitare la possibile intrusione dall’India di elementi facinorosi che possano creare disordini durante le elezioni Kathmandu e New Delhi hanno convenuto di chiudere, da oggi fino a voto avvenuto, la frontiera tra i due paesi. I nepalesi iscritti nelle liste dei votanti sono 17,6 milioni; la commissione elettorale ha reso noto di avere allestito 20.888 seggi in tutto il paese.[BF]
Copyright © MISNA